venerdì 22 marzo 2013

La scelta e la recessione



E’ questo un periodo in cui si parla molto di decrescita.
Tema che mi sta molto a cuore. Beh di più, stile di vita che cerco di seguire.
Dovrei esserne contenta ma sono invece perplessa. E’ vero che si dice “bene o male purché se ne parli”, ma qui più che parlarne si archivia deridendo.

Anche da parte dei giovani, e questo mi stupisce. Ma davvero non sentono la voglia, la necessità di cambiare? Credono ancora alla storia della crescita e della produttiva, come se potesse essere un modello funzionante all’infinito?

Quasi tutti ne sono spaventati. Perché sono convinti che con la decrescita si stia peggio.
“Ce già la decrescita – mi è stato detto – e nessuno è felice”.
No un momento. Non c’è proprio nessuna decrescita. Noi siamo in recessione.

Decrescita e la recessione sono concetti molto diversi.
Qualcuno li paragona perché, in entrambi i casi, c’è una contrazione dei consumi e delle spese. Ma la differenza è la stessa che c’è fra un graduale cambiamento alimentare modellato sui propri gusti personali per sentirsi più in forma e una rigida dieta imposta dal medico per gravi motivi di salute.
In una parola: la scelta.

La decrescita è una scelta consapevole. Io scelgo dove e come cominciare a consumare meno e meglio, a essere maggiormente responsabile verso il mondo che mi circonda (che è mio, quindi voglio preservarlo), a usare il buon senso di antica memoria più che la moda imposta dagli ultimi anni (decenni a volte).

La recessione, invece, impone. Non c’è più scelta, né margine di trattativa. Investe tutto e distrugge.
Anche perché la recessione soffre del mito di Cassandra: lei avvisa quando arriva, ma nessuno le crede.

Quindi, la differenza è sostanziale. Un elemento su tutti: con la decrescita si creano posti di lavoro alternativi, con la recessione si perdono e basta.
Eppure a molti sfugge questa considerazione. Il motivo? Non solo che il consumismo fa comodo a chi governa e a chi ricco (eccessivamente) è e ricco (eccessivamente) vuol restare.. E’ che la decrescita fa paura.
Come tutto ciò che non si conosce, fa paura. Noi non abbiamo mai provato a decrescere: siamo passati dalla povertà alla guerra alla ricostruzione al boom economico. Poi la crescita, la scala mobile... e poi i primi scricchiolii. Ma a sentir parlare di ‘meno’ veniva in mente la guerra, la povertà. E tutti a rifuggire.

Ma la decrescita non è povertà, è buon senso. Il buon senso che ti fa spegnere la luce prima di andare a dormire, perché nessuno lascia la luce accesa in cucina tutta notte per essere più comodo al mattino. Ovvio, no? Certo! E allora, perché mai accettiamo di avere televisioni e lettori dvd che tengono una luce (per quanto piccola) accesa 24 ore al giorno?

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