E’ questo un periodo in cui si parla molto di decrescita.
Tema che mi sta molto a cuore. Beh di più, stile di vita che
cerco di seguire.
Dovrei esserne contenta ma sono invece perplessa. E’ vero
che si dice “bene o male purché se ne parli”, ma qui più che parlarne si
archivia deridendo.
Anche da parte dei giovani, e questo mi stupisce. Ma davvero
non sentono la voglia, la necessità di cambiare? Credono ancora alla storia
della crescita e della produttiva, come se potesse essere un modello
funzionante all’infinito?
Quasi tutti ne sono spaventati. Perché sono convinti che con
la decrescita si stia peggio.
“Ce già la decrescita – mi è stato detto – e nessuno è
felice”.
No un momento. Non c’è proprio nessuna decrescita. Noi siamo
in recessione.
Decrescita e la recessione sono concetti molto diversi.
Qualcuno li paragona perché, in entrambi i casi, c’è una
contrazione dei consumi e delle spese. Ma la differenza è la stessa che c’è fra
un graduale cambiamento alimentare modellato sui propri gusti personali per
sentirsi più in forma e una rigida dieta imposta dal medico per gravi motivi di
salute.
In una parola: la scelta.
La decrescita è una scelta consapevole. Io scelgo dove e
come cominciare a consumare meno e meglio, a essere maggiormente responsabile
verso il mondo che mi circonda (che è mio, quindi voglio preservarlo), a usare
il buon senso di antica memoria più che la moda imposta dagli ultimi anni
(decenni a volte).
La recessione, invece, impone. Non c’è più scelta, né margine
di trattativa. Investe tutto e distrugge.
Anche perché la recessione soffre del mito di Cassandra: lei
avvisa quando arriva, ma nessuno le crede.
Quindi, la differenza è sostanziale. Un elemento su tutti:
con la decrescita si creano posti di lavoro alternativi, con la recessione si
perdono e basta.
Eppure a molti sfugge questa considerazione. Il motivo? Non
solo che il consumismo fa comodo a chi governa e a chi ricco (eccessivamente) è
e ricco (eccessivamente) vuol restare.. E’ che la decrescita fa paura.
Come tutto ciò che non si conosce, fa paura. Noi non abbiamo
mai provato a decrescere: siamo passati dalla povertà alla guerra alla
ricostruzione al boom economico. Poi la crescita, la scala mobile... e poi i
primi scricchiolii. Ma a sentir parlare di ‘meno’ veniva in mente la guerra, la
povertà. E tutti a rifuggire.
Ma la decrescita non è povertà, è buon senso. Il buon senso
che ti fa spegnere la luce prima di andare a dormire, perché nessuno lascia la
luce accesa in cucina tutta notte per essere più comodo al mattino. Ovvio, no?
Certo! E allora, perché mai accettiamo di avere televisioni e lettori dvd che
tengono una luce (per quanto piccola) accesa 24 ore al giorno?
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