martedì 19 marzo 2013

Partiamo da qui



Ci sono tanti motivi per cui si apre un blog, ma poi qualcosa fa scattare la scintilla.
Nel caso di questo blog, è stato un articolo letto sul Il Giorno a titolo “La decrescita (in)felice” a firma di Giuseppe Turani (7 marzo 2013).

Decrescita: un argomento che ho incontrato sulla mia strada per caso, più o meno vent’anni fa (quando ne avevo più o meno 20) e da subito mi è parsa la via giusta: la crescita non poteva funzionare all’infinito, e si doveva trovare un altro metodo.

A distanza di due decenni, sono stupita di quanto il mondo si ostini nella sua illusione. Pensare di lavorare oggi come si faceva nel 1867 (anno in cui si è fissato l’orario a 8 ore giornaliere) mi sembra un’assurdità. Eppure, se qualcuno dice che dovremmo consumare come facevamo un secolo fa ti danno del pazzo, ti dicono “Vorrai mica fare nell’800?”. Io no, perché voi vi ostinate?

L’articolo di Turani segue quella linea. Chi parla di decrescita, secondo il giornalista, vorrebbe tornare negli anni Cinquanta. Ma è evidente che non può essere così per un semplice fatto: non c’è modo di tornare indietro nel tempo. Se ci fosse, io mi prenoto subiro: voglio tornare ad avere 25 anni.
Ma non è possibile, bisogna andare avanti. E andare avanti producendo come facevamo negli Anni Cinquanta, dopo due guerre mondiali, quello sì è una follia. Lavorare come facevamo nel 1867, quello sì che non ha senso.

La decrescita è la strada da seguire. L’alternativa è la recessione. E quella sì che fa paura davvero.

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